
È passato più di un mese e mezzo da quando lx nostrx amicx Luigi, Ale e Bak sono statx arrestatx nel corso dell’Operazione Ipogeo, condotta dalla Procura di Catania lo scorso 20 novembre.
Da allora, Luigi e Ale si trovano incarcerati nella gabbia di Piazza Lanza a Catania. Bak in quella di Brindisi.
I loro arresti preventivi sono volti a colpire la contestazione al ddl sicurezza adottato lo scorso anno dal governo e contro il quale, il 17 maggio, si è svolto un corteo a Catania, proposto dalla rete cittadina contro il ddl 1660.
Come sta accadendo ovunque in Italia, anche in questa occasione, gli inquirenti hanno imposto la narrativa della distinzione tra “buoni” e “cattivi”, dove i secondi sarebbero ovviamente coloro che esprimono con maggior radicalità la propria contestazione verso un ordine delle cose in cui guerra e repressione interna sono le principali bussole che orientano l’agire dei potenti. Così, chi allora contestava con fermezza la violenza del regime carcerario durante il passaggio lungo la via Ipogeo, che conduce alla gabbia di Piazza Lanza, oggi si trova rinchiuso in quella stessa gabbia o in altre altrettanto schifose (1).
Luigi si trova reclusx in uno dei due reparti “maschili” di media sicurezza, in cui si trovano anche la maggior parte delle prigionerx razzializzate. Bak è reclusx nella ex AS2 di Brindisi, ora adibita a detenutx in transito, ovvero in attesa di essere trasferitx nelle sezioni comuni. Le carceri con sezioni ad alta sicurezza hanno strutture ben diverse dalle comuni, e anche se cambiano destinazione d’uso, il cemento resta a soffocare.
Per fortuna a dare aria e respiro ci pensano le alleanze che si creano all’interno tra detenutx, che permettono di continuare a resistere, creare una quotidianità, trovare le energie per costruirsi una vita dentro quelle quattro mura e stare bene, anche con il sottofondo penetrante della televisione sempre accesa. Leggere, scrivere e far sentire la vicinanza attraverso la solidarietà delle amicizie fuori resta una delle cose più potenti che possiamo fare.
Le esperienze dellx nostre compagnx ci raccontano di un posto di sofferenza e resistenza, dove l’equilibrio emotivo di tuttx è instabile, l’odore terribile e la TV sempre accesa. In una cella di pochi metri, costrettx a contendersi lo spazio con altre 5 persone, il mobilio, gli oggetti, i vestiti (puliti e sporchi), si passa il tempo a inventare oggetti utili, sistemi per raffreddare meglio il cibo, si chiacchiera, si guarda la TV, c’è chi va a messa per non impazzire (o forse per impazzire).
Ma la cognizione del tempo ti sfugge troppo facilmente, la luce del sole non sei sicurx che esista. Ogni tanto l'”ora d’aria ” al chiuso, in una stanza col calcetto, più grande della cella e più sgombra ma sempre piena di quell’aria pesante. Ci arriva notizia che Ale a volte si sente “iperattivx”, pienx di energie a cui non può dare sfogo nemmeno camminando su e giù per la cella, non c’è spazio.
Uno degli aspetti che Bak ritiene non secondario del ritrovarsi in gabbia è essere costrettx ad avere come unica alternativa dei cadaveri nei piatti. Ciò è violento, come violento è lo stato che ingabbia ed uccide animalx umanx e non umanx.
In prigione, cucinare il proprio cibo o poter mangiare quello portato da fuori diventa un privilegio economico e sociale, ma anche una pratica concreta di solidarietà tra concellinx e con chi da fuori lx sostiene.
Nelle carceri siciliane questo nutrirsi assieme e da sé è stato ulteriormente ristretto da una circolare regionale quasi un anno fa, che aveva portato moltx detenutx ad organizzarsi in partecipati scioperi, come a Siracusa e a Palermo.
A riprova di come tutto ciò che viene (o non viene) ingerito sia studiato e controllato dallo stato per consumare le nostre vite.
All’interno di queste gabbie, come all’interno dei lager chiamati cpr, uno strumento infame utilizzato sui corpi detenuti sono le terapie di psicofarmaci in grandi quantità,utili ad annientarne e silenziarne rabbia e vitalità.
Lungi da noi stigmatizzare chi ne fa uso e legittimare anche indirettamente logiche proibizioniste, che sono poi quelle che contribuiscono a rendere le galere necessarie e piene. Lungi da noi veicolare giudizi che vengono agiti per moralizzare le condotte e creare ulteriori prevaricazioni, qui ci soffermeremo su l’assunzione in contesti di prigionia dove il tunnel di merda al quale si é sottopostx con la “terapia” rende tanto facile l’accesso a queste droghe quanto difficile la loro sospensione, grazie alla collusione di guardie e medici, che non si pongono alcun problema sulle condizioni estremamente violente in cui, in particolare per i cpr, le persone si ritroveranno una volta che saranno fuori da quelle grate. E quando qualcunx richiede di smettere, approfittano della dipendenza per impedirlo, violando corpi e volontà dellx reclusx.
Preme nominare anche l’ulteriore violenza che il carcere, con la sua rigida divisione tra reparti cosiddetti “maschili” e “femminili” – riflesso e specchio del binarismo che struttura la società etero-patriarcale in cui viviamo, soffocandoci – agisce sulle persone trans. Anche dentro Piazza Lanza, ci arrivano notizie di donne trans che si ritrovano in detenzione con uomini cis. E possiamo solo immaginare di quantx non ci arrivi proprio, ahinoi, alcuna notizia.
È questa realtà infame che suicida le persone in gabbia: oltre 50 quelle che si sono tolte la vita per mano dello stato nel solo periodo compreso tra gennaio e luglio di quest’anno. E ad agosto, proprio a Piazza Lanza, a queste si è aggiunta una persona delle Mauritius, che era reclusa in attesa di giudizio. E proprio a Piazza Lanza, a fine novembre, un giovane recluso si è suicidato nella sua cella e un’altra persona straniera ha rischiato di morirvi. Nel silenzio dei carcerieri, che ne parlano solo per chiedere nuove assunzioni, imputando quelle che definiscono “tragedie” a chissà quale sottorganico. Un silenzio su queste morti reso ancor più assordante dal razzismo sistemico che rafforza l’isolamento e il sentimento di abbandono cui sono sottopostx lx prigionierx quando allo status di reclusx si somma quello di soggettività razzializzatx, magari senza familiari che possano portare vestiti o un qualche supporto o senza una casa “legale” con cui poter tentare la roulette dei domiciliari.
In queste settimane di arresto preventivo, le istanze di trasferimento ai domiciliari presentate dallx legalx hanno avuto esiti diversi per ciascunx dellx nostrx compagnx.
A metà dicembre, i giudici hanno rifiutato l’istanza di riesame con richiesta di trasferimento ai domiciliari per Luix come misura alternativa alla detenzione in carcere. Oltre che devastazione e saccheggio in concorso, resistenza, danneggiamento e lesioni, a Luigi si contesterebbe anche la “rapina” di una paletta ad un vigile urbano, reato molto pesante dal punto di vista repressivo il cui uso, sul piano semantico prima ancora che penale, sembra rimandare a una volontà di accumulare patrimonio che in quel corteo non aveva appiglio alcuno.
Dovremo aspettare altre settimane prima di un nuovo pronunciamento sul suo rilascio ai domiciliari.
La medesima istanza è stata rifiutata dai giudici del riesame anche per B, per lx quale la risposta negativa é arrivata molto in ritardo rispetto alle altre.
Per Ale, la stessa richiesta è stata invece accolta ormai tre settimane fa. Eppure, lx nostrx compagnx aspetta ancora dentro la sua cella. Perché? Viene da chiedersi. La risposta delle guardie è che bisogna che arrivino i braccialetti elettronici. Spesso tardano ad essere riforniti, in diverse aree d’Italia. Non stupisce che Catania sia una delle città più colpite da questi ritardi, visto l’altissimo livello di sovraffollamento carcerario (+70% lo scorso dicembre al Lanza) e repressione cui è sottoposta la sua popolazione, come quella siciliana più in generale. Come iscritto nella relazione coloniale che intercorre fra questa e lo stato italiano.
Sappiamo benissimo quanto spazio di arbitrio questo possa di fatto lasciare nelle mani di giudici e carcerieri. La nostra attenzione non si abbassa mai da quello che succede allx nostrx amicx e compagnx ora in mano dello stato.
Avvertiamo tutta la violenza opprimente di questo ordine delle cose. Ma non ci spezza.
L’INTRECCIO DELLE NOSTRE MANI E’ MOLTO PIÙ FORTE DELLE VOSTRE CATENE.
UN RAMO D’OLIVO, QUANDO SI TAGLIA, ESPLODE DI VITA E NE GENERA MOLTI DI PIÙ.
LIBERTÀ PER LUIGI, ALE, ANDRE, BAK, GUI
LIBERTÀ PER LX ARRESTATX DI SAN BERILLO
LIBERTÀ PER TUTTX LX PRIGIONERX DI CARCERI E CPR
FUOCO ALLE GALERE
Per scrivere allx amicx:
Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa circondariale Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania
Venturi Gabriele Maria
C/o Casa circondariale
Via Appia 131 – 72100 Brindisi
Di Mauro Alessio
C/o Casa circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania
[Consigliamo di spedire con posta raccomandata, così che se dovesse uscire
ai domiciliari prima di ricevere le lettera, questa tornerà indietro
all’indirizzo fornito dal mittente]
(1) https://radioblackout.org/2025/11/operazione-ipogeo-a-catania/
https://distrovo.noblogs.org/post/2025/07/04/carcere-di-piazza-lanza-detenzione-centrale/
Seguiranno altri aggiornamenti.