UNA LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE

Pubblicato da Brughiere 2026/01/18

Diffondiamo:

“A prescindere dal fatto che mi fossi mentalmente preparato, mi resi conto che non siamo mai del tutto pronti ad affrontare i momenti peggiori della nostra vita, quei momenti che, quando ci trovano in condizioni normali, se possiamo rifiutiamo con forza. L’essere umano non è fatto per la tristezza, per la sofferenza, per il carcere.” Claudio Lavazza, “Pestifera la mia vita”.

Lettera dal carcere di Piazza Lanza (CT) da LUIGI.

Notti insonni quellx di moltx a cavallo del nuovo anno. Moltx pensano che il nuovo anno porti via le ingiustizie di quello vecchio. Così si condensano nei sogni speranze, sconti di pena, alcunx parlano di amnistia. Io non sono nuovo a questo tipo di analisi, ahimè, nichilista: non cambierà nulla. E da questo non luogo lo si percepisce negli occhi, anche un pò i miei, di chi ha poca fiducia. La notte del 31 pioveva, ho visto nei cieli i colori dellx solidali, preso un pò meno male esco in sezione (devo chiederlo alla guardia in quanto noi siamo col regime a “celle chiuse”) per fumare una sigaretta. Il primo che trovo fuori è unx stranierx biancx, dico a lxi di questo nichilismo e trovo terreno fertile, è qui dal 2015, e mi dice “tu sei italiano, conosci la legge meglio di me”, le sue parole mi risuonano dentro per molti giorni. In effetti io sto aiutando chi posso, lo faccio col privilegio di provenienza. Pochi giorni dopo una persona che conosco, perchè è statx reclusx in un CPR, mi dice: “Qui sono razzisti”. Mi viene solo da stringerlo, non dico nulla, perchè penso a quanto cuore deve avere unx che è statx in un CPR ad avere ancora speranza, specie qui, in uno stato che gli garantisca trattamenti paritari, non lo farà di certo per mezzo dei suoi sgherri, e ci frammenta il colore della pelle anche se le celle solo le stesse per tuttx. Che poi ogni cella non abbia le stesse opportunità di attingere alla spesa è evidente, perchè qui si riproduce lo stesso sistema d’esclusione capitale. Non ti resta che “metterti a carrello” per mangiare. Significa che non avendo i soldi per comprare il gas, la pasta o il caffè, quel che ti rimane passa dal governo. Che non si nasconde in fatto d’esclusione, m’arriva voce che Bak ha dovuto fare storie per continuare la lotta anti-specista. Non me ne vorrà, lo so, ma qui quasi ogni giorno ci sono “discussioni” per il cibo, spesso carente, per lx musulmanx. Così le celle che già faticano, a volte, restano a secco, non gli resta che ribellarsi. Ma anche quello costa, ed a volte è privilegio di pochx. La ribellione consiste che o ti becchi un rapporto e quindi “compri altra galera” oppure paghi con l’isolamento. Tutto ha un prezzo, specie combattere giustizie “sistemiche”. In altre lettere ho parlato della costante oggettificazione dei corpi femminilizzati, sto cercando di capire quanto sono disposto a pagare, perchè non riusco più a sopportare la costante sessualizzazione dei corpi. La cosa genera liti, qui per le donne, considerate di proprietà, si è disposti a pagare qualsiasi prezzo, se ad esempio durante i colloqui incroci qualche sguardo di donne sposate, magari più volte. BOOM, il putiferio. Salvo poi dirne di ogni colore ad ogni corpo che passa vicino alle celle o in tv. Per me oltre a trovere tutto ciò di una violenza inaudita, se provo ad infilarmi nel meccanismo ci trovo anche incoerenza. Quello con la quale trovo coerenza è che i corpi considerati “inferiori” siano quelli che “tendenzialmente” esulano il maschio cis-bianco. E per questo, anche se mai mi unirò a violenze e vessazioni, mi odio, anche per il mio poco agire in tal senso e se sulle questioni anti-razziste trovo un pò di terreno da “zappare” contro il patriarcato mi sento impotente, quasi codardo, perchè mi ritrovo ristretto e solo a sentire questa ingiustizia- perlomeno tra queste mura specifiche.
L’urlo che lancio è quello di scrivermi che ne pensate, che strumenti mettere in campo, ho pensato ad un “non pensi possa essere tua figlia? moglie?”, ma mi pare di riprodurre la violenza “dell’appartenenza” e della famiglia.
Chiedo anche ai maschietti di scrivermi, consiglio di leggere “Carta-forbici-sassi”, perchè mi ritrovo sul loro spunto che mi scrivono molte compagne, ma i compagni si contano sulle dita d’una mano. Alle compagne (femminile sovraesteso..ma ci tengo a sentire anchx compagnx trans) chiedo ancora di scrivermi e condividere qualche spunto o consiglio. Mi offro di provarli, costi quel che costi. Mi spiace e mi scuso per il tenore di queste righe, un nuovo anno è passato, ma le ingiustizie non vanno via, specie quelle che sento nell’animo, vedo con i miei occhi. Al fianco dellx compagnx transfemministe in lotta, al fianco di Nadia al 41bis, contro il reato di provenienza. Ed ancora scusa per il nichilismo e lo scarso romanticismo che ci si aspetta da un prigioniero anarchico, ma qui imparo a rifiutare l’etichetta di prigioniero politico, sarebbe l’ennesimo tentativo, che lo stato già fa con il regime di AS2, di creare “classi”, non cadrò in questo tranello, sono vittima e carnefice (in quanto uomo cis-bianco) di questo sistema economico-patriarcale.

Per quel che può valere le mie scuse, il mio odio verso questo stato, la voglia di far meglio.

Consiglio di leggere la poesia di Virgilia D’Andrea “Io non sono vinta”, ne facemmo un manifesto prima del corteo del 17 maggio, qualcunx me la può inviare in forma integrale? Sono accetti solo dei versetti e dei commenti.

Per scrivere allx compagnx:

Bertolani Luigi Calogero
C/o Casa Circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11
95123 Catania

Venturi Gabriele Maria
C/o Casa Circondariale
Via Appia 131
72100 Brindisi

Per il sostegno economico: è possibile mandare dei contributi alla cassa anticarceraria caricando la postepay numero 4023601012012746 intestata a Daniele Giaccone (causale: solidarietá IPOGEO). Per contattare la cassa
scrivere a: vumsec@canaglie.net

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