Riceviamo e diffondiamo una lettera di inizio anno da Luigi dal carcere di Piazza Lanza (CT):
“A prescindere dal fatto che mi fossi mentalmente preparato, mi resi conto che non siamo mai del tutto pronti ad affrontare i momenti peggiori della nostra vita, quei momenti che, quando ci trovano in condizioni normali, se possiamo rifiutiamo con forza. L’essere umano non è fatto per la tristezza, per la sofferenza, per il carcere.”
-Claudio Lavazza, Pestifera la mia vita
Notti insonni quelle di moltx a cavallo del nuovo anno. Moltx pensano che porti via le ingiustizie di quello vecchio. Così si condensano nei sogni speranze, sconti di pena; alcunx parlano di amnistia. Io non sono nuovo a questo tipo di analisi, ahimè, nichilista: non cambierà nulla. E da questo non-luogo lo si percepisce negli occhi, un pò anche dai miei, di chi ha poca fiducia. La notte del 31 (dicembre) pioveva, ho visto nei cieli i colori dellx solidali; preso un pò meno male esco in sezione per fumare una sigaretta (devo chiederlo alla guardia in quanto noi siamo col regime a “celle chiuse”). Il primo che trovo fuori è unx stranierx biancx, dico a lxi di questo nichilismo e trovo terreno fertile, è qui dal 2015, mi dice: “tu sei italiano, conosci la legge meglio di me”, le sue parole mi risuonano dentro per molti giorni. In effetti, sto aiutando chi posso. Lo faccio con il privilegio di provenienza. Pochi giorni dopo, una persona che conosco e che è statx reclusx in un CPR mi dice: “QUI SONO RAZZISTI”. Mi viene solo da stringerlx, non dico nulla! Penso a quanto cuore ha per avere ancora speranza in uno stato che gli garantisca trattamenti paritari; specie qui, non lo farà di certo per mezzo dei suoi sgherri… ci frammenta il colore della pelle anche se le celle sono le stesse per tuttx.
Che poi ogni cella non abbia le stesse opportunità di attingere alla spesa è evidente, perchè qui si riproduce lo stesso sistema d’esclusione capitale. Non ti resta che “metterti a carrello” per mangiare. Significa che, non avendo i soldi per comprare il gas, la pasta o il caffè, quel che ti rimane passa dal governo., Che non si nasconde in fatto d’esclusione. Mi arriva voce che Bak ha dovuto fare storie per continuare la lotta anti-specista. Non me ne vorrà, lo so, ma qui quasi ogni giorni ci sono “discussioni” per il cibo, spesso carente, per lx mussulmanx. Così le celle che già faticano, a volte, restano a secco, non gli resta che ribellarsi! Ma anche quello costa, ed a volte è privilegio di pocx. La ribellione consiste che o ti becchi un rapporto e, quindi, “compri altra galera”; oppure, paghi con l’isolamento. Tutto ha un prezzo, specie combattere ingiustizie “sistemiche”.
In altre lettere ho parlato della costante oggettificazione dei corpi femminilizzati, sto cercando di capire quanto sono disposto a pagare, perchè non riesco più a sopportare la costante sessualizzazione dei corpi. Qui per le donne, considerate di proprietà, si è disposti a pagare qualsiasi prezzo. Per me, oltre a trovare tutto ciò di una violenza inaudita, se provo ad infilarmi nel meccanismo ci trovo anche incoerenza. Quello con la quale trovo coerenza è che i corpi, considerati “inferiori”, siano quelli che “tendenzialmente” esulano il maschio cis-bianco. Per questo, anche se mai mi unirò a violenze e vessazioni, mi odio, anche per il mio poco agire in tal senso. Se sulle questioni anti-razziste trovo un pò di terreno da “zappare”, contro il patriarcato mi sento ipotente, quasi codardo, perchè mi trovo ristretto e solo a sentire questa ingiustizia- perlomeno tra queste mura specifiche.
L’urlo che lancio è quello di scrivermi che ne pensate, che strumenti mettere in campo. Chiedo anche ai maschietti di scrivermi, consiglio di leggere Carte, forbici, sassi, perchè mi ritrovo sul loro spunto che mi scrivono molte compagne, ma i compagni si contano sulle dita di una mano. Alle compagne (femminile sovra-esteso, ci tengo a sentire anche lx compagnx trans) chiedo ancora di scrivermi e condividere qualche spunto o consiglio. Mi offro di provarli, costi quel che costi.
Mi spiace e mi scuso per il tenore di queste righe, un nuovo anno è passato, ma le ingiustizie non vanno via, specie quelle che sento nell’animo e che vedo con i miei occhi.
Al fianco dellx compagnx trans-femministe in lotta, al fianco di Nadia al 41-bis, contro il reato di provenienza. Ed ancora per il nichilismo e lo scarso romanticismo che ci si aspetterebbe da un prigioniero anarchico. Ma qui imparo a rifiutare l’etichetta di prigioniero politico, sarebbe l’ennesimo tentativo, che lo stato già fa con il regime di AS2, di creare “classi”. Non cadrò in questo tranello, sono vittima e carnefice “in quanto uomo cis-bianco” di questo sistema economico-patriarcale.
Per quel che può valere: le mie scuse, il mio odio verso questo stato, la voglia di fare meglio.
Consiglio di leggere la poesia di Virglia d’Andrea Io non sono vinta, ne facemmo un manifesto prima del corteo del 17 maggio, qualcunx me la può inviare in forma integrale. Sono accetti anche solo dei versetti e dei commenti.
Per scrivere, mandare solidarietà e riflessioni:
-Luigi Calogero Bertolani, C/O Casa Circondariale Piazza Lanza N. 11, 95123, Catania
-Gabriele Maria Venturi C/O Casa Circondariale Via Appia N. 131, 72100, Brindisi