“L’improbo compito degli attuali rivoluzionari simile a quello di uomini, intenti a tagliare un albero sui cui rami si trovano seduti”– estratto da “nutrire la rivoluzione”
Non sarò originale, lo so! Ma sono anni che mi schiero contro il senso -vuoto- che ha assunto la parola rivoluzione. Lo faccio pubblicamente, su spunto di una persona a cui voglio molto bene, è pure per questo che è bello che questo discorso venga fatto da due prigionierx, chissà l’invito è allargato anche ad altrx.
Poi da qui sento la necessità che le chiacchiere non si fermino in superficie. Da dove scrivo sono giorni di rivolte, di battiture, lx reclusx in isolamento hanno distrutto la sez., rendendola inagibile e, dopo due giorni di resistenza, ancora oggi si è in battitura, chiamata dalla sez. protettx. Ci si sente molto piccoli di fronte alla forza di altrx oppressx, il mio sentire è questo. Eppure per qualche attimo, durante la prigionia, ho pensato “vorrei essere in isolamento”. Inutile dire che nelle case circondariali, l’isolamento non è previsto, lo avevo saputo -di questa sez.- anche da libero, chi me lo raccontava lo faceva con molto rammarico, ricordo il suo volto, era triste. Oggi questa sez. è stata distrutta, lx reclusx hanno anche cercato la fuga, sono salitx sui tetti, hanno lottato da oppressx contro l’oppressore.
A volte, noi anarchichx cadiamo, come diceva Marx, nel “prescrivere ricette per l’osteria dell’avvenire”. Ci lanciamo a piè pari in quello che è ormai cristallizzato, addirittura ne scriviamo opuscoli, comunicati, rivendicazioni, che spesso, ahimè, sono rivolte solo a noi stessx. Alcunx m’hanno scritto, paragonano l’arresto al martirio, ci si confonde su cosa vuol dire prigionia; e, spesso, la generalizziamo come se la popolazione detenuta fosse parte integrante d’un mare tumultuoso. La galera, nella privazione, la determina il prigioniero, si sceglie (in base al privilegio di ognunx), anche da qui, come s’interagisce con l’oppressore. Agito/a ed agente. Carcerato/a e carceriere.
Muovo questa critica, mando l’ennesimo sasso, in acque che ogni tanto tendono a diventare uno stagno, qualcosa dovrà pur muoversi- prima o poi- no? Io non sono un rivoluzionario, il carcere non ne è la scuola; lancio un sasso ad una persona che amo (e non solo in senso figurato) e spiego perché parlo di sassi e perché parlo d’amore. Io non subisco una fascinazione di “armata”, inteso come lotta, inteso come resistenza, e rivendico anche io, come fece un compagno, l’utilizzo di “armi improprie”. Ha a che fare col gioco, con la creazione, col distacco da quello che ti dà “l’arma”: la forza. Di fatti, “forze armate” mi ricordano qualcosa dalla quale prendere distanza, da cui fuggire, evadere, darmela a gambe levate. Ne sanno qualcosa lx oppressx a Rogoredo, ne sa qualcosa il popolo iraniano -stretto in una morsa letale da oriente e da occidente- e ne sa qualcosa il popolo palestinese -che coi sassi contro i carri armati c’ha fatto l’insurrezione.
Ora, io vivo questi tempi dove il popolo curdo depone le armi improprie ed imbraccia quelle dello zio Sam; ed allora, dalla galera, mentre il TG continua a vomitare, storco il naso, digrigno i denti, mi prudono le orecchie…“Le rivoluzioni finiscono quando diventano sistematiche, diventano sistemi conservatori di quella tale ‘rivoluzione’, anche libertaria; dunque, bisogna di nuovo rivoltarsi”. J. Sorroche, da: Il mutuo accordo dell’anarchismo rivoluzionario non sistemico o il mito dell’anarchismo rivoluzionario sistemico. Io vivo questi tempi, vivo questa galera, non credo nell’utopia di una rivoluzione anarchica e vivo tempi che mi portano a credere che -rivolta dopo rivolta- se rivoluzione verrà, io mi farò a parte. Il gusto di guardare lx anarchichx rivoluzionarix cosa fanno. Però lo dico, la galera l’ho fatta, la sto facendo perché considerato rivoltoso, un pericolo sociale, addirittura psicotico. Dicono loro, un violento senza ragione alcuna, un professionista del disordine (non un rivoluzionario).
Dicevamo sassi e amore? Si, l’amore. Io amo, ho amato tanto l’anarchia, lx anarchichx, credo che amore ed anarchia abbiano tanto in comune. Pensiero azione. Subisco il fascino di alcunx, anche di chi ha scritto “il carcere è una scuola per rivoluzionari”; meno quella di quellx che si firmano -addirittura collettivamente- anarchici rivoluzionari. Vi dirò aspramente: ho vissuto nelle vostre città e non ho visto spiragli liberati, che siano essi rivoluzionari o che siano tendenti ad essa. Ho altresì visto corpi in tensione, che non hanno aspettato la “collettività”, l’organizzazione, il corteo “giusto”, corpi che hanno agito lontano a quel che a me pare -a volte- una deriva anarcoide-autoritaria. La dirò spiccia, alcunx bloccano altrx, forse per paura (della repressione? di un cambiamento?), forse perché d’influenza comunista (tuttx devono sapere). Sarà, ma a me pare che sull’idea -utopica- di rivoluzione ci si siede sul divano, a volte troppo comodo, che annichilisce ed annienta l’azione “qui e ora”. Ed allora scoperchiamo un pò di vasi, rifacciamo il prato, lo scrivo maiuscolo, I “NOSTRI” SPAZI SONO VUOTI! sembra che Nessunx occupa, si accolla (è la giusta parola) di infilarsi in logiche di autogestione; ed i giornalai, in ultimo Piantedosi, parlano di “anarchici pericolo interno numero uno”. Bah, sarà… io se avessi aspettato la rivoluzione o l’eversione non sarei a scrivere da una cella, poco ma sicuro! Non avrei dovuto fare i conti con “dissociazioni”, “associazioni”, con questo foglio sulla quale scorre una biro, mentre concellinx chiacchierano (ed in genere sessualizzano qualcunx).
Che di carcere non si muoia, ma che nemmeno si viva. Questi luoghi vanno aboliti, non presi come una scuola, è l’unica certezza che ho. Ed è quella che m’ha portato qui dentro (per chi non è informatx, il corteo, da cui nasce l’operazione “Ipogeo” che m’ha visto indagato e recluso, passava davanti il carcere in cui sono detenuto). Su chi davanti ad un giudice, o più di uno, pur di uscire dice “non farò più politica, lascio l’anarchia” avrei molto da dire. Specie dei dubbi su: “cosa è politico? Cosa non lo è?” (Da qui molte riflessioni sul non sentirmi un prigioniero politico). Con un genocidio in diretta tv, con le morti dellx migranti nei lager chiamati CPR, come nelle tratte di rotta, con banche che decidono chi è lx ladrx, mentre il caporale fa bere acqua piovana dopo averti pagato 3 euro al giorno, dopo aver sentito dal ministro Tajani che “il diritto internazionale vale fino ad un certo punto”; io cos’è politico non lo so e non lo voglio sapere. Un bel tacere, qualora qualcunx avesse dubbi, non fu mai detto.
Quanto a lasciare l’anarchia, ahimè, per me non è contemplabile. Significherebbe smettere di amare, di spegnere il cuore che batte ed io a questo preferisco un fulmine in testa, la morte subitanea, la galera anemica ed infame. Però una critica vorrei ce la facessimo, quanto poco facciamo, quanto poca auto-formazione c’è da parte di ognunx, siamo prontx al carcere? Riflettiamo su che impatto emotivo avrà su di noi e su chi ci sta accanto? Farà male -e sì, lo fa- e non lo farà solo a noi. Con questo non voglio spaventare e nemmeno invogliare nessunx a varcare questa soglia, dico che se a questo punto l’anarchismo vuole rivoluzionare qualcosa, invece di impantanarsi in chiacchiere su anti-mafia, anti-terrorismo, 41bis, estrattivismo, colonialismo, cose che -beh, siamo onestx- non viviamo in prima persona, avrebbe un minimo di senso pensare anche all’impatto emotivo di chi è reclusx e degli affetti. Qualcosa s’è mosso e si muove in tal senso, sarei ingrato a non dirlo e la penna che non dice la verità può benissimo restare sul tavolo fermo, meglio muta che bugiarda.
Ci sono compagnx -in particolare, mi pare, al sud- che molto fanno per muovere quelle acque stagnanti. Hanno dei sassi, gli occhi lucidi, non aspettano nessunx, non chiedono il permesso, è un nuovo film “d’amore e d’anarchia”. Non si cercano protagonistx, siamo tuttx comparsx, e poi scomparsx, niente miti, nessun martire. Solo un grande (piccolo) sasso, ne basta uno e si muove tutto!
PER BAK LIBERX SUBITO – SEI UN’ANIMA DOLCE!!
Per Stecco, Juan, Alfredo, Nadia, Buba, Dodou, Cissè, Douglas, Lamine e Mr B.
Affichè San Berillo torni ghetto- No al ponte sullo Stretto
Affinchè il cuore dellx ribelli brilli ancora senza attendismi – “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene” La haine
Mikhail Zhlobitsky agiamo anche per te! Ed il mio cuore non smette di raggiungerti!
“In una splendida mattina di maggio ho agito ed in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita”- A. C dal ventre del Leviatano